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Pensieri & Parole dal team di Active Media

Il Gal Amerina Agro Falisco incontra le realtà territoriali del Comune di Nepi

Lunedì 23 maggio ore 18:00Agricoltura biologica, turismo sostenibile e inclusivo e sviluppo rurale in un'ottica di valorizzazione e tutela del patrimonio naturale dell'area della via Amerina, delle Forre e dell'Agro Falisco. Di questi temi si parlerà a Nepi lunedì 23 maggio alle ore 18.00, nel corso della presentazione del Gruppo di Azione Locale (...
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Pink Floyd - Shine On You Crazy Diamond

Per iniziare questa nuova avventura, mi sembrava giusto iniziare dal mio "personalissimo incomincio".
Siamo nell'anno 1973, che, assieme al 1971, è uno dei più prolifici della storia del rock.
I Pink Floyd pubblicano "The Dark Side of the Moon", che con 50 milioni di copie vendute al mondo non ha bisogno di grandi presentazioni. L'etichetta EMI, entusiasta di tutto ciò, chiede alla band di replicare.


Le idee sono tante, si mettono subito al lavoro. Anzitutto, il grande sogno: realizzare un intero disco utilizzando solamente i rumori prodotti dagli oggetti.
Ma neanche ciò che di meglio la tecnologia offriva all'epoca poteva assecondare quell'idea e fu accantonata.
Così iniziarono a lavorare su un disco che si sarebbe chiamato "Wish you were here", e sarebbe stato un tributo a Syd Barrett, primo chitarrista della band, sceso dal treno pinkfloydiano nel 1968. "Bruciato" dalle droghe sintetiche.

Syd era sparito da tempo, ma un giorno durante le registrazioni, negli studi di Abbey Road comparve uno strano personaggio: completamente rasato (sopracciglia comprese), impermeabile bianco, cappello bianco, scarpe bianche, camicia bianca, in evidente sovrappeso. Coi pantaloni sopra l'ombelico.

Il nuovo chitarrista della band, David Gilmour, credeva fosse un tecnico del suono.
Il bassista Roger Waters notò qualcosa.
Ma il tastierista, Richard Wright, si sedette e lo guardò bene.
Era proprio Syd. Il diamante pazzo. Si era materializzato dopo anni, proprio mentre stavano lavorando su questa suite dedicata a lui: nove movimenti in totale, per oltre 25 minuti di musica.

Sulla copertina del 33 giri, il saluto dei Pink Floyd al loro amico che va via, bruciandosi.
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Paolo Nutini - Iron Sky

Se non conoscete  questo artista, vi invito a farlo!
Vi voglio parlare in questo articolo di "Iron Sky",  ottava traccia dell'album "Caustic Love"  terzo album discografico del cantautore scozzese Paolo Nutini, pubblicato nell'aprile 2014


Definisco questo "PEZZO"  conduttore seriale di brividi. La voce va in profondità, il ritmo è sicuro e gli strumenti a fiato abbracciano con forza il mood del brano, un lento crescendo di emozioni e parole molto sentite, ma che spesso prendiamo un pò sotto gamba.


"oh piovi
al di sopra dell'amore
al di sopra dell'odio
attraverso questo cielo di ferro
che ben presto diventerà la nostra mente
che sovrasterà la paura e ci darà la libertà, la libertà


libertà, piovi su di me, piovi su di me"


Ma non è tutto, infatti ad un certo punto, a circa tre minuti dall'inizio del brano, si manifesta una voce fuori campo, si tratta di un estratto del monologo del film "Il Grande Dittatore", scritto, prodotto e interpretato nel 1940 da Charlie Chaplin, assolutamente da vedere!


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Ringrazio apertamente questo grande artista ed a voi lettori, ora che avete un pò di materiale da approfondire, vi lascio alla visione del video live agli Abbey Road di Londra… arrivedorci!

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Born to be the best, born to be Kobe Bryant

Prima o poi ogni essere umano si pone di fronte ai propri limiti, ricercando dentro se stesso la strada giusta per superarli. Non é il caso di Kobe Bean Bryant, cinque volte campione NBA con i Los Angeles Lakers, universalmente riconosciuto come uno dei migliori giocatori di basket di ogni epoca.


Figlio d'arte, il giovane Kobe ha trascorso sette anni della sua infanzia in Italia al seguito del padre Joe, detto Jelly Bean, cestista che ha vestito le maglie di Rieti e Pistoia tra le altre. Proprio nel Bel Paese ha mosso i primi passi su un campo di pallacanestro. Non immaginatevi il classico bambino, che al primo allenamento piange per paura che la mamma lo abbandoni in palestra, lasciandolo solo e indifeso all'omone con il fischietto che si fa chiamare coach. Il piccolo Kobe non sa che cosa sia la paura, é nato per competere, a 10 anni  ha già ben chiaro  tutto ciò che gli interessi nella vita: vincere. Si racconta che a Rieti, durante una partita contro ragazzi due anni più grandi di lui, sia stato capace di far piangere tutti i suoi avversari, costringendo il suo coach a sostituirlo nel giro di cinque minuti per manifesta superiorità. Al ritorno in panchina fu il giovane Kobe a scoppiare in un pianto dirotto, incredulo e deluso, perché sin da allora totalmente estraneo al concetto di compassione sportiva.


In una recente intervista la mamma ha confessato di essere stata seriamente preoccupata per l'abitudine, quasi  morbosa, che aveva il figlio di copiare ogni movimento vedesse fare al padre su un campo da gioco.  Si trattava pur sempre di un bambino, ma alla luce dei fatti, ne siamo veramente sicuri?  Un bambino appena uscito dalla palestra ripete da capo gli allenamenti a casa? Per un normale essere umano no, ma Kobe non é uno come gli altri e non lo sarà mai per tutta la sua vita.


Tornato in America con la famiglia, si iscrive alla Lower Merion High School di Philadelphia, dove naturalmente frantuma ogni record di punti, quasi tutti appartenenti ad un mito assoluto, fino ad allora ritenuto inarrivabile, come Wilt Chamberlain. È noto come, in ogni partita della sua squadra, chiedesse al proprio coach di potersi occupare del miglior giocatore avversario, salvo poi omettere completamente la difesa. Perché costringere i suoi ad arrivare all'ultimo quarto sotto nel punteggio?  Semplice, il ragazzo  aveva il copione già pronto, che recitava ogni volta lo stesso finale annunciato: Kobe si prendeva tutta la scena trascinando i suoi nella vittoriosa rimonta. 


Pazzia? Incontenibile egocentrismo? No, é l'ossessione a governare ogni pensiero e ogni azione di quel perfetto animale da pallacanestro chiamato Kobe, legata a un'ambizione smisurata e una fiducia illimitata nei propri mezzi. Solo un'atleta prima di lui aveva messo insieme tutto questo, dovreste averne sentito parlare, di nome fa Michael, di cognome Jordan.


Fatto sta che il giovane Kobe si dedicò ossessivamente a copiarne i movimenti, i comportamenti, avendo perfettamente chiaro che l'unico modo per essere il migliore, fosse battere il migliore.


Per provare a comprendere il suo carattere sprezzante, basterebbe raccontare il primo incontro tra i due, organizzato dal mitico Phil Jackson, sei volte Campione con i Bulls  e all'epoca allenatore del diciottenne Bryant. La speranza del Coach era che il carisma magnetico e dirompente di Michael Jordan potesse placare l'animo solista, impulsivo e spregiudicato del più giovane collega. Come reagireste voi al cospetto del vostro idolo? Stretta di mano, sorriso a 32 denti "Sai che posso farti il c*** in uno contro uno, vero?". Kobe é Kobe, nessun altro bipede sulla faccia della Terra avrebbe mai osato parlare in questi termini a Jordan. Non c'é da meravigliarsi, Bryant è uno che umilia i compagni anche solo con uno sguardo. Chi fa parte del suo mondo deve attenersi alle sue insostenibili pretese. Per lui la vittoria è frutto del sacrificio, del lavoro, della perfezione nei dettagli. Gente come Payton, Malone e Howard é stata soffocata dalla personalità smisurata del 24 dei Los Angeles Lakers, capace fuori dal campo di licenziare la sorella e di citare la mamma in giudizio, per aver tentato di mettere all'asta dei vecchi ricordi del liceo.
Kobe non fa sconti a nessuno, neanche a se stesso. L'11 Settembre 2001 ha appreso la notizia dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle, mentre si allenava. Fin qui nulla di strano, direte voi. Il punto é che a Los Angeles erano le 6 di mattina e che stesse in palestra già da un paio d'ore, per paura che qualche collega della costa Est potesse, con due ore di vantaggio sul fuso orario, allenarsi più di lui.


Kobe oggi é un fantastico trentottenne, a libro paga per 24,5 milioni di dollari a stagione. Dopo due anni di inattività per infortunio, é l'attuale capocannoniere della NBA 2014\2015 con quasi 27 punti di media, ha sfondato il muro dei 32000 in carriera e si appresta a conquistare il terzo posto tra i migliori marcatori di tutti i tempi, scavalcando proprio il suo mito Michael Jordan. In una gara del 2006 contro i Toronto Raptors é stato capace di segnarne addirittura 81, seconda migliore performance di sempre, dopo gli inarrivabili 100 del solito Chamberlain nel 1962.


Cosa si può volere di più da una vita e una carriera così? Cos'é che fa ardere ancora il fuoco del suo agonismo? La risposta é in un numero: 5 come i  Titoli Nba vinti da Kobe contro i 6 messi in bacheca da Jordan. A 10 anni come a 38 una sola, morbosa, compulsiva ragione di vita: essere il numero 1.


Pensate che sia una classica storia americana? Vi sbagliate di grosso, perché l'elemento detonatore del big bang che ha generato la stella Kobe Bryant è tutto di matrice italiana: la passione, forgiata nella sua mente grazie all' infanzia passata nello Stivale.

Come ogni grande personaggio, Kobe si può amare o detestare, voi da che parte state?

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Gino e l'Alfetta - Un inno all'omosessualità

Secondo singolo estratto dall’album Il Latitante di Daniele Silvestri, pubblicato il 13 luglio del 2007, Gino E L’Alfetta ebbe un grande successo radiofonico e fu molto criticato a causa del delicato argomento toccato dalla canzone. Non si può affermare di certo che lo stesso interesse venne registrato nelle vendite del disco; inoltre la canzone non rientrò nemmeno nella Top 20 italiana.


Come si può capire sin da le prime strofe del brano e soprattutto dal video, l’argomento su cui si sofferma Daniele Silvestri è l’omosessualità. L'artista propone il tema dal punto di vista di un uomo, che deve fare i conti con la scoperta, in età matura, dell’attrazione verso un altro uomo.  In questo caso l’uomo, sposato e con una compagna (ovvero la “Maria” del testo)  scopre un attrazione verso il suo compagno di tutti i giorni, il suo partner sul lavoro (nella canzone si riferisce a “Gino”).


La canzone venne usata come inno per il Gay Pride del 2007 a Roma.  In questa occasione il cantante, durante un intervista, dichiara che la decisione della posizione presa in merito all’omosessualità, non è tanto per condannare la posizione della chiesa, che secondo Silvestri potrebbe essere anche legittima, ma quanto per denunciare l’ipocrisia e la posizione che la classe politica prende nel trattare questi argomenti, ovvero il totale menefreghismo sui diritti di una gran fetta dei cittadini italiani.


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=RV-4fQQoL80?rel=0&controls=0&showinfo=0&w=640&h=480]

Nel video, girato da Alex Infascelli, oltre a Daniele Silvestri, sono coinvolti Valerio Mastandrea e Daniele Liotti, che a bordo di una “Alfa Romeo” gialla sono ripresi nel vita lavorativa di due poliziotti. Mastandrea scopre l’attrazione verso il compagno, e nel frattempo Silvestri ruba la macchina ai due che sono costretti ad inseguirlo fino ad arrivare al Gay Pride a Roma (il video contiene scene realmente girate alla manifestazione).


Insomma una canzone con tematiche molto delicate, con un testo molto profondo, attori famosi, ritmo coinvolgente, denunce verso la classe politica, inno e bandiera di una comunità, tutti ingredienti che fanno pensare a una canzone di grande successo e spessore, una canzone che avrebbe dovuto essere in cima a tutte le classifiche, ma che per qualche motivo ha fallito e non è riuscita a entrare nel cuore degli italiani.

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The Police - Every Breath you take

I Police nascono nel bel mezzo dell'era della musica punk, Ma cosa vuol dire essere nel mezzo di una corrente musicale? È come farsi il bagno in un fiume completamente immersi e travolti dalla forza della corrente? E poi, cosa significa Punk?
Il termine Punk, è un termine inglese (che acquista come aggettivo il valore di scarsa qualità, da due soldi) che nasce per identificare una sottocultura giovanile emersa nel Regno Unito e negli States a metà degli anni settanta.
Il termine nasce dalla musica punk, o meglio ancora punk rock, caratterizzata dalla rumorosità, dalla rudezza dei suoni, dall'essere poco elaborata, ribelle e diretta. I Police, hanno smussato le rudezze di quel suono, come se avessero trovato un modo per uscire dalla corrente del fiume, gradualmente, non balzati fuori e non subito asciutti, continuando a gocciolare sul fiume ed a stuzzicarlo con la punta dei piedi, dando vita ad una melodia originale, definibile reggae-rock, perdendo l'immediatezza della rabbia giovanile ma riuscendo ad essere sempre trascinanti.
Every Breath You Take, è un grande classico dei Police, ma probabilmente anche una delle canzoni più fraintese.
Ascoltandola così, distrattamente, lasciandosi trascinare dalle note che leggere sollevano la gamba che tiene il tempo, potrebbe sembrare una appassionata canzone amorosa, ma si tratta (secondo me) assolutamente di qualcosa d'altro.
Il narratore, è completamente ossessionato dalla donna a cui dedica i pensieri, ne osserva, in modo inquietante e da lontano, ogni respiro, ogni mossa, ogni attimo di una vita che sembrerebbe non appartenergli più...
Guardate il video, (qualcuno pensa sia uno dei più bei clip musicali di sempre) se fosse veramente una canzone d'amore, credete che Sting la canterebbe con quello sguardo?
Buona visione...



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Yer Blues - La parodia del blues

Il brano Yer Blues, che risale 1968, della storica band dei Beatles, contenuto nell’album The Beatles o meglio conosciuto come White Album, viene scritto da John Lennon, durante il famoso viaggio in India della band. Lennon dichiara che durante il viaggio, mentre cercava di raggiungere Dio, aveva sentito il bisogno di scrivere una canzone blues, ma non voleva scrivere un pezzo che assomigliasse a quelli di artisti blues che lo avevano segnato nell’infanzia.


Il brano che si distacca molto dai lavori precedenti della band, basti pensare alle canzoni Tomorrow Never Knows e Strawbarry Fields Forevere, si basa su un classico giro armonico blues. La canzone tende a ironizzare i manierismi che le band bianche inglesi di quel periodo avevano nel fare blues. La parodia si può anche riscontrare nel titolo della canzone (scelto da John Lennon) Yer, storpiatura di Your nel linguaggio parlato, che tende a sdrammatizzare il testo stesso. John Lennon dichiara che la canzone era una delle sue preferite, non a caso fu l’unica canzone riproposta dai Plastic Ono Band, fondata successivamente dal cantante e la sua compagna Yoko Ono.


Insomma una canzone all’altezza dei Beatles con cambi ritmici e una tensione che si accumula man mano nel brano, che si sfoga con un assolo pieno di effetti sonori esprimendo a pieno la natura del blues, la malinconia e quel botta e risposta tra voce e il resto dei partecipanti.



[youtube http://www.youtube.com/watch?v=fevQPZDyxdk?rel=0&controls=0&showinfo=0&w=640&h=480]
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Eppur Mi Son Scordato Di Te - Lucio Battisti e i Formula 3

Eppur mi son scordato di te è un brano scritto da Mogol e composto da Lucio Battisti per la rock band italiana i Formula3. Il titolo originale del singolo Nessuno nessuno/Eppur mi son scordato di te, che risale al 1971, come forse molti non sanno, non rientra nell’enorme  lavoro discografico dell’artista, o anche conosciuto come il “Cucciolo”, perché artista più giovane tra i grandi del periodo.


Il brano con un intro basato su di un riff di chitarra, che come afferma uno dei componenti della band Formula3  si inspira ad a Jimi Hendrix,  suona le melodie del rock progressive italiano degli anni 70. Fu lo stesso Lucio Battisti che come si vede nel video presentò il brano, interpretando una versione acustica, alla trasmissione televisiva Teatro 10 nel 1° maggio del 1971. Una performance fantastica nella quale si può notare come l’artista si sia diverto e abbia divertito il pubblico.


Il testo parla di un tradimento di un uomo nei confronti della propria donna e di come questi si sia accorto dell’errore: “è stato solo un gioco e non un fuoco”, dice il testo. Un'altra particolarità del brano è nel ritornello:“non piangere salame dai capelli verde rame”, come affermato anche da Mogol, fu un errore di registrazione; il ritornello  doveva recitare “non piangere […] dai capelli rosso rame”  ma non fu mai modificato.



[youtube http://www.youtube.com/watch?v=u3Uz0ElZR1U?rel=0&controls=0&showinfo=0&w=640&h=360]
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Il 'Mr President' mai dimenticato: JFK

Di John Fitzgerald Kennedy si potrebbero dire molte cose, anche le più ovvie, iniziando da quella che è la data di nascita, ovvero il 1917, fino a ricordarne la morte, avvenuta il 22 novembre del 1963.
Alle 12,31 di un venerdi qualunque, quello che era ed è rimasto il più giovane presidente che gli Stati Uniti d'America abbiano mai conosciuto (coi suoi 46 anni) viene colpito da tre pallottole; un colpo va a vuoto, uno lo prende alla schiena e l'ultimo, quello che ne causa la morte immediata, lo colpisce alla testa, macchiando di sangue quel tailleur rosa confetto modello Chanel della moglie Jacqueline, con lui a bordo della limousine.
Pochi secondi e il corso della storia cambia totalmente, il mondo intero ammutolisce di fronte alla morte dell'uomo più potente della terra; quell'uomo cosi' affascinante e carismatico, candidato del Partito Democratico, ha vinto le elezioni da soli tre anni; poco tempo per dimostrare qualcosa, ma abbastanza per inquadrare il periodo storico, la sua presidenza è stata infatti caratterizzata da momenti di rilevanza storica fondamentali: lo sbarco nella Baia dei porci, la costruzione del muro di Berlino, la conquista dello spazio e naturalmente la Guerra Fredda, finita solo nel 1991.
E' come quando in un film, l'antagonista uccide il protagonista e in questo caso il "cattivo" ha solo 25 anni, a premere il grilletto è uno studente, ex militare, il cosidetto "lone wolf" il matto isolato (o lupo solitario) Lee Harvey Oswald, catturato pochissime ore dopo l'attentato morirà il 24 novembre del 1963, ucciso nei sotterranei della centrale di polizia di Dallas da un altro criminale: Jack Ruby, che lo giustiziò a poche ore dalla morte di Kennedy.
Il resto è storia: il successore di Mr. President, ovvero il 36º presidente degli Stati Uniti D'America fu Lyndon Johnson; quest'ultimo prestò giuramento sull'aereo presidenziale alle 14,38, accanto a lui Jacqueline con gli abiti ancora sporchi del sangue di suo marito; rifiutò di lavarsi e cambiarsi per tutto il pomeriggio e per la mattina seguente: "Devono vedere cosa hanno fatto!" dichiarò.
La morte di JFK rimane avvolta dal mistero, la documentazione resa ufficiale all'epoca è ancora oggi contestata a causa di numerosi punti deboli e delle dinamiche non troppo chiare rispetto all'accaduto.
Tutti i documenti relativi all'assassinio avrebbero dovuto restare segreti per settantacinque anni (ciò vuol dire fino al 2038), nel corso del tempo, tuttavia, delle nuove leggi come ad esempio il JFK Records Act del 1992, hanno permesso la pubblicazione parziale della documentazione, le parti mancanti che ancora non hanno fatto chiarezza, saranno pubblicate nel 2017.
Segreti, complotti e misteri a parte, la morte di John Fitzgerald Kennedy ha sconvolto il mondo; la sua popolarità è cresciuta postuma e ad oggi fa di lui il presidente più amato del paese a stelle e strisce, ma non solo: quest'uomo rappresenta, insieme all'attentato dell'11 settembre 2001, il simbolo dell'invulnerabilità; mostra il volto di un paese, che forse prima di allora visse ripetutamente nella convinzione di essere invincibile.



"Gli uomini vincenti trovano sempre una strada... i perdenti una scusa." - John Fitzgerald Kennedy


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AC/DC - Highway To Hell

Highway to Hell, è il titolo di un singolo del gruppo australiano AC/DC, pubblicato nell'omonimo album del 1979 ed estratto successivamente come singolo. Fu uno degli album di più grande successo del gruppo, e l'ultimo pubblicato con il secondo cantante dalla formazione Bon Scott, che sarebbe morto l'anno successivo. La canzone è stata scritta dai fratelli Angus e Malcolm Young, chitarristi e fondatori del gruppo, e dall'allora cantante Bon Scott. L'idea per la canzone nacque dopo un'intervista ad Angus Young durante il loro tour americano nel 1977, quando ad una domanda sulla vita da palcoscenico risponde "It's a fuckin' highway to hell" (ovvero, è una fottuta autostrada per l'inferno). La rivista Rolling Stones posizione il singolo al numero 258 della classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi. Il riff iniziale viene suonato da Jack Black nel film School of Rock e quanti di voi la ricordano in Iron Man 2?


 

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Quando Dio creò l'amore

Quando Dio creò l'amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l'odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra.


Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo.

Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il suo Sacro Universo.

Charles Bukowski

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Elton John - Candle in the Wind

31 Agosto 1997, l'apparente tranquillità della monarchia britannica, perde il sonno. Queen Elisabetta da quella fatale notte, la notte in cui per cause ancora da accertare morì Lady D., dovette lasciare da parte i propri sentimenti rancorosi per riavvicinarsi al popolo che le preferiva senza ombra di dubbio, il personaggio a volte goffo sempre glamour ma soprattutto "umano" della principessa Dyana.
La principessa era molto amata dagli inglesi e grazie al suo indomito impegno umanitario ed alle sue amicizie tra i musicisti e la gente dello spettacolo, il popolo ne considerava l'appartenenza .
Il funerale di Lady D è passato alla storia come evento mediatico senza precedenti, con fiumi d'inglesi presenti ed accalcati fuori dell'abbazia di Westminster.
Elton John, amico intimo della principessa, suonò dal vivo una versione riadattata della sua Candle In The Wind, originariamente dedicata a Marilyn Monroe ed a cui per l’occasione si modificò anche il testo: la prima strofa, goodbye Norma Jean, divenne Goodbye England rose in omaggio a Lady Diana e la ripubblicazione del brano sul mercato discografico come singolo per beneficenza, gli fece presto guadagnare lo status di singolo più venduto di tutti i tempi, con oltre 40 milioni di copie distribuite nel mondo.





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Little Lion Man - Il piccolo uomo leone contro il futuro

In questi momenti bui e di crisi per le nuove generazioni che si trovano davanti un futuro incerto e improbabile, che si trovano a far fronte a sbagli, o meglio errori che non gli appartengo, è proprio qui che un genitore ormai consapevole di quello che aspetta al proprio figlio, perché come dice il detto “quello che semini raccogli”, cerca di rassicurarlo e dargli forza per affrontare la scalata, la via più ardua e difficile che ci sia, la vita stessa.


Questo è il messaggio che cercano di esprimere i Mumford & Sons nella canzone Little Lion Man, il singolo estratto dall’album di debutto della band, Sigh No More, rilasciato in Inghilterra l’11 agosto del 2009.


Il brano sembra quasi una lettera scritta da un padre per il proprio figlio nella quale cerca di metterlo in guardia sulle avversità del futuro. Le melodie del brano, indie folk, caratterizzato dalle emozionanti voci dei cantanti, esprimono alla perfezione l’importanza dell’argomento trattato. Dalla data della sua pubblicazione ha ottenuto subito grande successo, raggiungendo le zone di alta quota nelle classifiche di tutto il mondo: nel 2009 raggiunge la posizione 72 nella UK Singles Charts, e solo due settimane dopo entra a far parte della Top 40. Mentre in America entra a far parte della Billboard Hot 100.


Per quanto riguarda il video, una semplice video clip che riprende i Mumford & Sons su di un palco che imbracciano i vari strumenti (chitarra, banjo, contrabasso, batteria e tastiera) di certo non è niente di speciale, forse cerca di forzare l’attenzione più sul gruppo e sulla sua immagine, più che valorizzare l’importante tema proposto dalla band.


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=lLJf9qJHR3E?rel=0&controls=0&showinfo=0&w=640&h=360]
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Le parole, di Charles Bukowski

le parole non hanno occhi né gambe,

non hanno bocca né braccia,

non hanno visceri

e spesso nemmeno cuore,

o ne hanno assai poco.

non puoi chiedere alle parole

di accenderti una sigaretta

ma possono renderti più piacevole il vino.

e certo non puoi costringere le parole

a fare qualcosa che non voglion fare.

Non puoi sovraccaricarle.

e non puoi svegliarle

quando decidono di dormire.

a volte

le parole ti tratteranno bene,

a seconda di quel

che gli chiedi

di fare.

altre volte,

ti tratteranno male,

qualunque cosa

tu gli chieda

di fare.

le parole vanno

e vengono.

qualche volta ti tocca

di aspettarle a lungo.

qualche volta non tornano

più indietro.

qualche volta gli scrittori

si uccidono

quando le parole li lasciano.

altri scrittori fingeranno di averle ancora

in pugno

anche se le loro parole

sono già morte e sepolte.

fanno così

molti scrittori famosi.

e molti meno famosi

che sono scrittori soltanto

di nome.

le parole non sono

per tutti.

e per la maggioranza,

esistono

soltanto per poco.

le parole sono

uno dei più grandi

miracoli

al mondo,

possono illuminare

o distruggere

menti,

nazioni,

culture.

le parole sono belle

e pericolose.

se vengono a trovarti,

te ne accorgerai

e ti sentirai il più fortunato

della terra.

nient'altro avrà più

importanza

e tutto sembrerà importante.

ti sentirai

il dio sole,

riderai del tempo che fugge,

ce l'avrai fatta,

lo sentirai

dalle dita

fino alle budella,

e sarai diventato,

finchè

dura,

un fottutissimo scrittore

che rende possibile

l'impossibile,

scrivendo parole,

scrivendole,

scrivendole.
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Le cose migliori

"Le cose migliori risplendono di paura."

Don DeLillo
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Una pausa

Per me la tristezza non esiste. È solo una pausa per riprender fiato tra una battuta e l'altra.

Serve a riordinare le idee, come un sorso di whisky per l' alcolista o la rosa dal gambo lungo per una signora ancien régime.


Franca Valeri
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Coldplay - The Scientist

The Scientist è il secondo singolo estratto dall'album A Rush of Blood to the Head del 2002 dei Coldplay. La canzone ha avuto un buon successo in tutta Europa, riuscendo a vincere il disco d'oro negli Stati Uniti con oltre 500.000 copie vendute. Il leader del gruppo, Chris Martin, ha dichiarato di aver scritto il brano dopo aver ascoltato All Things Must Pass di George Harrison. In un'intervista alla rivista  Rolling Stone, Martin ha rivelato che durante il lavoro sul secondo album della band,  A Rush of Blood to the Head, era convinto che l'album mancasse qualcosa. Una notte, durante un soggiorno a Liverpool, il frontman trovò un vecchio pianoforte stonato. Voleva lavorare sulla canzone di Harrison, Isn't It a Pity, ma non riuscì a farlo. Quando la canzone è venuta in mente a Martin, ha riferito al giornale che il registratore era acceso. Ha concluso dicendo che si è imbattuto in questa sequenza di accordi e ha preso atto che l'accordo era "bello". Martin ha registrato la parte vocale e al  pianoforte in uno studio di Liverpool. Il video musicale è stato girato completamente al contrario, Martin, per le riprese, dovette imparare a cantare la canzone al contrario, ed impiegò circa un mese. Chris si trova con una sua presunta fidanzata, interpretata dall'attrice Elaine Cassidy, in macchina; quando avviene un incidente e la ragazza muore. Il video del singolo ha vinto tre MTV Music Video Awards, per l'uso del video di narrativa inversa.


 

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La tragedia degli albini d’Africa

Quello che avviene oggi nell’africa dell’apartheid è un vero e proprio massacro. Evidentemente la storia ha insegnato molto poco anche ad un paese come l’Africa, che da sempre cerca ansiosamente lo sviluppo ma che si ostina a rimanere legata alle sue tradizioni tribali anche a scapito dei suoi stessi figli. I neri albini sono coloro che, per ironia della sorte, sono nati bianchi; privi di melanina e pigmenti, sono nati senza diritti, senza amore ne comprensione. Isolati, maltrattati e picchiati, vengono ripudiati subito dai loro stessi genitori, immediatamente dopo il parto vengono accantonati, considerati portatori di sventura e lasciati crescere in una società che si prenderà gioco di loro e arriverà addirittura ad ucciderli.


L’Africa è protagonista di un massacro che si è svolto in sordina per troppo tempo, una strage silenziosa di cui molti non sono al corrente o di cui altri faticano a credere.


Alle soglie del 2010, questo continente colpito da discriminazioni e guerre, ora vede la povertà andare a braccetto con la superstizione; vince ancora il razzismo, un razzismo alla rovescia questa volta, che colpisce gli albini solo per il colore della loro pelle.


Assurde credenze fanno si che gli albini vengano prelevati dalle loro case, di notte, e poi uccisi e fatti a pezzi, perché un loro braccio, un orecchio o qualsiasi altra parte del corpo attira la fortuna e la ricchezza.


Si fanno amuleti con i loro organi e col loro sangue, appositi stregoni, creano pozioni magiche che vengono vendute poi a caro prezzo.


Queste ridicole superstizioni contribuiscono alla formazione di un traffico criminale dove da morti, vengono venduti questi poveri sventurati.


Unica colpa: avere un diverso colore della pelle, essere molto più simili ad un bianco che ad un nero.


Così a causa dell’ignoranza e della crudeltà la strage si ripete, costringendo bambini a vivere da soli, a gettarsi in strada; la solitudine fa male, ma nel loro caso gli permette di vivere; lontano dalla comunità o dalla famiglia, per cui sei uno spirito maligno e meriti torture o indifferenza.


Nello Zimbabwe le donne albine vengono violentate perché si è convinti che un rapporto con loro possa guarire dall’aids, si torna dunque alle credenze di tipo medievale, nella quale si credeva in persone dal potere taumaturgico.


Presso alcuni popoli vige inoltre la credenza che gli albini non muoiano ma svaniscano sotto la pioggia; è inoltre lecito sputare in terra al loro passaggio per scacciare il malocchio.


In Tanzania sono stati riesumati corpi, soprattutto di bambini, che sono poi stati scuoiati, perché la loro pelle si vende meglio di quella di leopardo, ed è ricercatissima.


In tutto questo la polizia ha avuto l’incarico di cacciare gli stregoni e vigilare su questa illogica situazione che sta prendendo il sopravvento.


Si apre una nuova caccia alle streghe quindi.


Non c’è progresso, ma regresso.


Si faccia qualcosa dunque, di concreto, per gli albini, che devono fare i conti non solo con la crudeltà umana, ma anche con un altro terribile nemico che è il melanoma.


Ma soprattutto si cerchi, tramite l’informazione, di sfatare miti assurdi portatori di morte e di far capire alle comunità africane, che non si diventa di certo ricchi indossando al collo organi di albino o bevendone il sangue.

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Quando la donna cannone prese l'ultimo treno

Francesco De Gregori scrisse questa canzone ispirato da un articolo che raccontava di un circo rimasto orfano della sua più grande attrazione, fuggita via per inseguire il suo grande amore. L’articolo recitava:


” Siamo agli inizi del novecento, in uno di quei capannoni destinati ai circensi. In uno di quegli attimi morti, mentre la gente va via dal circo, mentre gli artisti riposano le stanche membra, due occhi si incrociano.. due anime sentono di doversi amare.. Ma la regola lo vieta. Non avrebbero potuto esaudire il loro puro desiderio di condividere le proprie emozioni con l’altro perchè “le regole del circo” non consentivano. Così la donna cannone, quell’enorme mistero, volò…”


Nei versi di De Gregori la donna, svincolata dagli stereotipi del “fenomeno da baraccone”, racconta in prima persona la sua fuga dando voce ad uno smisurato desiderio di amore, di tenerezza e,  soprattutto, di una vita normale, lontana da chi sfrutta le diversità ai fini dello spettacolo.

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Cher - Believe

Believe è un singolo della cantante statunitense Cher del 1998 ed estratto dall'omonimo album Believe. L'album, è dedicato a Sonny Bono, morto in un incidente sciistico, ed il singolo risulta essere una delle canzoni più vendute di sempre. È spesso vista come la canzone che ha riportato la cantante al successo a livello mondiale, avendo raggiunto la prima posizione nelle classifiche di ben 23 paesi, vincendo un Grammy Awards nella categoria Best Dance Song. In Italia, è stata usata come colonna sonora di uno spot dell'azienda telefonica Omnitel, con protagonista Megan Gale, ed è stata usata una cover di Like di Believe come colonna sonora del film di natale Paparazzi del 1998 di Neri Parenti. Disco d'oro in Germania e Nuova Zelanda, disco di platino in Australia, Austria, Belgio, Norvegia Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e disco di diamante in Francia.


 

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